Uno, due e “soSTAnza”
Qualità è “soSTAnza”. Lo si può dire senza alcuna paura …
Nelle cucine come nelle gallerie, il gesto ripetuto si trasforma in ricerca. Quest’anno abbiamo portato questa convinzione oltre il piatto e la tela: nasce un panettone Extra Dark, frutto di una collaborazione con l’artista contemporaneo Renè, dove impasto, sapore e packaging dialogano per restituire un’esperienza sensoriale completa.
“La cucina diventa arte quando ciò che creiamo va oltre la sua funzione: emoziona, coinvolge, entra nella memoria dell’ospite e lì rimane come un’esperienza indelebile.”
Da questa convinzione ho pensato a un progetto che non fosse il solito dolce natalizio, ma un oggetto capace di unire estetica visiva e gusto: un dialogo tra forme, ingredienti e ispirazioni, dove l’opera visiva e quella gastronomica si intrecciano. Un dolce che non è solo da assaporare, ma da vivere – con gli occhi, con i sensi e con la mente – come un ricordo che continua nel tempo.
Al centro di tutto c’è un impasto al cioccolato fondente che ho voluto studiare per esprimere intensità e profondità senza sovrastare la delicatezza del lievitato. La definizione Extra Dark significa per me una percentuale di cacao importante, un carattere amaro-amabile che trova il suo equilibrio grazie alla cura della lievitazione e alla selezione degli altri ingredienti – burro, uova – e a una lavorazione sapiente che lascia emergere note tostate e quasi balsamiche del cioccolato.
“Un impasto al cioccolato fondente, frutto della stessa ricerca, cura e responsabilità che mettiamo in ogni nostro prodotto.
Il packaging nasce dalla collaborazione con l’artista Renè che ha dato un’identità forte e contemporanea a questa nuova versione.
L’arte in cucina: è una presenza costante nel mio percorso: è lo sguardo sensibile che trasforma il gesto quotidiano in emozione, che dà forma, colore e verità ai sapori.”
Ho coinvolto Renè perché volevo che la confezione non fosse un semplice contenitore, ma parte integrante dell’esperienza. Le sue linee, i suoi colori e la scelta dei materiali diventano un invito a guardarci dentro prima ancora di assaggiare: aprire la scatola è un atto estetico e rituale che prepara e amplifica la degustazione. L’artwork funziona come una porta d’ingresso alla memoria: un’emozione visiva che richiama e valorizza il gusto.
Mangiarlo significa percorrere strati di sensazioni: dall’aroma intenso del cacao al corpo morbido e avvolgente della pasta; quella leggera nota amaricante che si stempera in retrogusti persistenti, quasi aromatici. Questo panettone invita alla lentezza: fette sottili, abbinamenti misurati – un caffè espresso, un vino liquoroso non troppo dolce o una tazza di tè nero – per lasciare che ogni sfumatura si apra e si fissi nella memoria.

Non considero questo progetto soltanto un’operazione estetica. È l’incontro tra due pratiche creative che condividono metodo e sensibilità. L’arte di Renè presta identità visiva al mio gesto culinario; la cucina restituisce sostanza e calore all’opera d’arte. Parla agli appassionati di gastronomia, certo, ma anche a chi guarda all’arte contemporanea come linguaggio del presente: credo che entrambi i mondi si arricchiscano reciprocamente.
Nel periodo in cui regali e ricordi si intrecciano, questo panettone vuole essere un dono che parla non solo di sapori, ma di idea, cura e progettualità. È pensato per chi apprezza l’eccellenza artigianale e l’estetica contemporanea, o per chi desidera mettere al centro della tavola la qualità e la narrazione dietro al prodotto.
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