Vino e Dintorni

Scommessa e certezza, un ossimoro chiamato vendemmia

Una scommessa e insieme una certezza, un punto di arrivo e di partenza: in una parola, la vendemmia. Gli acini da raccogliere sono il risultato di una annata, iniziata con il “pianto della vite”, dovuto al riscaldamento dei terreni, e proseguita con l’allegagione, l’invaiatura e così via. La vendemmia è tecnicismo e sensazione. I tempi vanno rispettati ma possono essere anticipati o posticipati per diverse variabili ed anche gli assaggi diventano fondamentali in tal senso. La vendemmia, in senso assoluto, è il risultato di quello che la natura ci ha dato. Di conseguenza: meno si modifica e più si asseconda, meglio è.

“Non a caso – spiega Gianni Piezzo, sommelier della Torre del Saracino – negli ultimi anni è aumentata molto l’attenzione e la curiosità sul mondo del biologico e del biodinamico in virtù dell’estremo rispetto della natura che è proprio di questo tipo di coltivazioni”. Certo, bisogna tener conto di una serie di fattori esterni (grandinate e copiose piogge) che influiscono sulla maturazione delle uve e, quindi, sui tempi di vendemmia, che mai sono gli stessi anche in zone limitrofe e per le stesse uve. Dipende tutto dall’esposizione, dall’altitudine, dai vigneti stessi e dall’uso che si intende fare di quegli acini (ad esempio, le uve per la spumantizzazione vengono raccolte in anticipo per preservarne meglio l’acidità).

L’Italia è un mondo, si raccoglie da agosto (come in Friuli) fino ad arrivare talvolta a novembre (a Taurasi, nell’avellinese, per l’Aglianico). Si raccoglie ad altitudini diverse, dall’alta montagna al livello del mare, addirittura sui vulcani. Già perché anche il terreno è una componente di cui tenere conto. L’argilla, la sabbia, la ponca friulana: la base è sempre la terra, l’uva è il risultato. Ormai si vendemmia sempre, ovunque e comunque, dall’Australia alla Cina passando per l’Inghilterra. Nella sola Campania, però, ci sono diversi e affascinanti modi di vendemmiare: c’è la vendemmia storica, con la monorotaia, fatta ad Ischia, quella delle vigne ad alberata nel casertano (con gli acini raccolti stando in piedi su una scala) o quella che avviene sugli splendidi terrazzamenti di Amalfi.

 

 

“Quest’anno avremo punte di eccellenza – conclude Gianni Piezzo – e grandi produzioni da Puglia, Veneto, Sicilia ed Emilia Romagna. Ma i risultati, in termini di produzione, li avremo solo a fine vendemmia e li vedremo, anzi li gusteremo, nel bicchiere”.