Pensieri, Azioni, Riflessioni

Quel che resta della festa

17 anni dopo la prima Festa a Vico ci sono cose che non cambiano. Non cambia la disponibilità di colleghi e addetti ai lavori che accantonano i loro impegni, lasciano i lori ristoranti e partono verso Vico. Non cambia lo scenario, che magari io guardo con occhi “di parte” ma credo che abbia pochi rivali in Italia. Non cambia il sentimento di questo evento, una celebrazione che sancisce ogni anno l’arrivo dell’estate per l’enogastronomia: quest’anno siamo stati bagnati da un po’ di pioggia nella serata di domenica ma com’è che si dice? Festa bagnata, festa fortunata.

 

 

In un connubio di cibo e solidarietà, tra le cose che non cambiano, c’è sempre lo stesso entusiasmo: quello che non cede alla stanchezza, quello che fa correre fino a coprire l’ultimo miglio. Per fortuna gli entusiasmi di tutti si respirano forti nell’aria, per le strade, nelle ore degli allestimenti.
Gli chef arrivano a raccontare la propria terra, la loro cucina, il loro territorio. Piatti meravigliosi che sanno reinterpretare la tradizione e raccontano la nostra lunga penisola con accese particolarità.

 

 

Gli artigiani, ospiti preziosi e anima della Festa. Abbiamo chiacchierato a lungo di questo clima folle che colpisce e distrugge i ritmi del loro lavoro. Eppure c’erano, presenti per supportare la creazione di una nuova “Manima”. Materia prima, territorio, salute. Perché, se per valorizzare la tradizione gli chef devono farsi interpreti dei prodotti proprio territorio, sono gli artigiani gli incaricati a descriverlo.
Delle tre serate, porto un ricordo speciale per ciascuna di esse. Il bagno di folla per le strade di Vico Equense di domenica sera, 2 giugno, a La Repubblica del Cibo. L’atmosfera leggera e incantata della Cena delle Stelle, lunedì 3 giugno, una vera dimostrazione di amicizia e solidarietà da parte di tutti i colleghi che ne hanno preso parte. E poi, dulcis in fundo, Il Cammino di Seiano, martedì 4 giugno.

 

 

Anche quest’anno abbiamo rilanciato con un doppio evento: una cena segreta, a la Torre del Saracino, mentre sul lungomare proseguiva la promenade. Di tutte le serata, un unico spirito: si condivide quello che facciamo con i nostri ospiti e tra di noi. Ci divertiamo, allentiamo la tensione in vista della stagione estiva e soprattutto lo facciamo per uno scopo più nobile: la solidarietà. Tutti gli incassi delle serate di Festa a Vico sono già stati devoluti in beneficenza alle Onlus amiche di questa edizione.

 

 

Dal tema di quest’anno “Come bambini, stupiamoci”, un insegnamento: la creatività è in osmosi con la vita. Un insegnamento che vale per tutti: quello che abbiamo vissuto viene sempre tradotto in un piatto.
Si stupisce con i piccoli gesti, si stupisce puntando alla semplicità delle materie di qualità.
Sono state tre serate meravigliose, un’edizione piena di amici, di grandi chef, di artigiani venuti da ogni angolo del paese. Ho avuto la possibilità di arricchirmi tantissimo. Quale scenario migliore ha una festa in cui il cibo si racconta mentre gli ospiti ne fruiscono in maniera trasversale? Il merito di questo rinnovato successo è però di tutti coloro che hanno deciso di partecipare. Io mi sono limitato a essere il “padrone di casa” che ha aperto i suoi spazi ai festeggiamenti e ha provato, al meglio, a farne gli onori.

 

 

Ed ora utilizzeremo questa malinconia che ogni anno sul finale ci colpisce come una risorsa per affrontare l’organizzazione della prossima: è la fine di questa edizione ma coincide con l’inizio di un nuovo capitolo! Ecco cosa ci insegna, ogni anno, Festa a Vico.
Quel che resta della Festa sono concetti come memoria, tempo e distanza che si incrociano e si rincorrono. Quello che, in fondo, avviene in ogni grande festa che non vorremmo finisse mai. Arrivederci alla prossima!