Storie di territorio

Fattoria Zero, una ricotta “terapeutica”

Rinascere con gusto. Nelle tre parole che Fattoria Zero ha abbinato al proprio marchio c’è il riassunto di una storia che è un mix di inclusione sociale, amore per il prossimo, rispetto della terra e, soprattutto, ricerca dell’eccellenza.

 

 

Del resto, come spiega Carolina Esposito, che di questa realtà è il motore sempre acceso, “è mirando all’eccellenza che abbiamo ottenuto eccellenti risultati con i nostri pazienti“. Già perché la ricotta utilizzata alla Torre del Saracino viene prodotta da ex tossicodipendenti e ragazzi con problemi psichiatrici. Qui, la storia di Fattoria Zero fa un salto all’indietro per farne poi due in avanti perché tutto nasce dall’associazione comunità terapeutica Maria Fanelli (nel 1986) e poi si evolve (nel 2000) con la cooperativa Primavera attraverso la quale i pazienti della comunità iniziano a lavorare la terra, a Pompei, ed a produrre carciofi di Schito, pomodoro San Marzano zero (una delle prime varietà del San Marzano), fagioli e cavoli di Pompei. “Ci siamo accorti – spiega Carolina Esposito – che la natura rispetta i tempi di questi ragazzi e che loro rispettano i tempi della natura”.
 

 

Il contatto con la terra è salvifico: “Per i tossicodipendenti è riabilitazione, per i pazienti psichiatrici è vita“, dice Carolina. Così accade che i primi diventano tutor dei secondi, proprio come avviene a Fattoria Zero, l’ultima “creatura” che vanta oggi una trentina tra operatori e pazienti. Ha sede a Pimonte ed inizialmente produceva per uso interno. Il punto di riferimento è anche in questo caso una donna: Carmela Esposito. È lei che quando ha conosciuto Gennaro Esposito si è sentita dire dallo chef della Torre del Saracino: “La vostra è una storia bellissima, ma adesso vediamo cosa siete in grado di fare”. Il latte delle mucche agerolesi della Fattoria Zero ha stregato Gennaro che è diventato il primo “sponsor” di Fattoria Zero: “È stato meraviglioso con noi, ci ha aperto tante porte mentre altri ce le sbattevano in faccia. Ci ha invitati a Festa a Vico e fatti conoscere innanzitutto per quel che produciamo e non più solo per la storia che abbiamo alle spalle“. Ma qual è il valore aggiunto di questa ricotta? “Per noi è un formaggio più che una ricotta – dicono in coro Carolina e Carmela – perché il latte agerolese la rende cremosa, profumata e le conferisce una grassezza unica. Sapere che Gennaro la considera un ingrediente prezioso è motivo di soddisfazione per noi ma soprattutto per i ragazzi, si sentono a loro volta un’eccellenza e questa è la migliore delle terapie“. 

 

 
 
 
 
 

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