Accade alla Torre

Elisabetta Pandimiglio: Gennaro, l’ho conosciuto!

La regista di “Più come un artista” racconta il suo incontro con Gennaro.
Ho visto Gennaro per la prima volta seduto dietro un tavolo del ristorante Settembrini a Roma.

I produttori Marco Ledda e Gianluca Arcopinto avevano organizzato una  riunione informale per decidere se, e come, fare un documentario sul pluristellato cuoco  della Torre del Saracino.  Ero curiosa di conoscerlo, sì, ma più che altro, lo ammetto, non mi sentivo ben disposta. Un po’ il tema mi sembrava inflazionato, ma soprattutto mi scoraggiava la difficoltà di instaurare un rapporto vero con uno chef star, che di certo aveva già la sua immagine confezionata da offrire all’esterno, costruita anche attraverso le tante apparizioni in tv. Il personaggio avrebbe di sicuro finito con lo schiacciare la persona schermandola.

Gennaro non ha parlato un granché quel giorno: sono andata via dalla riunione, ancora più perplessa. Questo succedeva il 27 aprile del 2010. Lo stesso 27 aprile, qualche anno prima, dell’attentato di Nassirya, lo stesso 27 aprile tradizionalmente considerato il giorno della crocifissione di Cristo. Insignificanti accostamenti, ma per me curiose coincidenze astrologiche.
Neanche due mesi dopo, ero in macchina con Gianluca, destinazione Marina di Seiano. Obiettivo: incontrare Gennaro nel suo habitat. Del viaggio di andata, la prima cosa che mi viene in mente è l’espressione nella faccia di Gianluca quando gli arrivò per telefono la notizia della morte improvvisa del suo amico carissimo, il regista Corso Salani. Quella perdita ineluttabile è rimasta ad aleggiare su tutto ciò che è venuto dopo, nelle ore successive. Non si poteva certo dire che la cosa procedeva sotto gli auspici di una buona stella.
Ma poi è arrivato Gennaro, accogliente e squisito, seppure non troppo loquace, ad accompagnarci nel suo mondo. Il rapporto particolare dello chef con i ragazzi della cucina e  quelli della sala, i loro sguardi schivi e un po’ diffidenti di fronte alle mie domande, l’ironia saggia e accattivante di Vittoria, il sorriso dolce di Carmela, la garbata disponibilità di David, l’atmosfera della Torre del Saracino sospesa tra cielo e mare, i sapori, l’energia, la luce calda e unica della cucina, le lampade che si accendono di rosso sui piatti pronti per il “via”, gli oblò della sala, le barchette dalle vetrate, il tramonto  rosato che vedi solo nelle cartoline di una volta, i profili dei pescatori  ricurvi sugli scogli che si fanno immobili silhouettes, man mano che imbrunisce… Tutto questo mi stava già catturando.

Gennaro l’ho conosciuto poco a poco, in questo anno e mezzo durante il quale mi ha accolto nel suo regno con la generosità senza riserve che credo sia uno dei segreti della sua grandezza. Sono rimasta affascinata dal suo eclettismo, dal suo ingegno versatile. Ho vissuto la cucina, la sala, il lavoro, i ragazzi. Intensamente. Mi sono affezionata a ognuno di loro, a qualcuno, forse, un po’ di più. Con ognuno ho instaurato un rapporto esclusivo. E loro si sono raccontati, un po’ alla volta, credo con crescente fiducia. Piccole storie straordinarie. A Gennaro posso dire di voler bene come se ne vuole a un  amico di sempre. Anche quando prende in giro i miei interessi astrologici o mi definisce “una pessima cliente”, visto che non ho preso neanche un chilo in questo lungo periodo di permanenza alla Torre.  Eppure, devo alla sua arte, l’aver mangiato la prima trippa della mia vita. Mi ha fatto felice sapere da Gennaro che nel corso delle riprese, ha finito col sentirmi una di loro, non un’ intrusa armata di invadenti telecamere. L’ultima avventura che abbiamo condiviso è  la Mostra del Cinema di Venezia.

Lì abbiamo presentato il nostro film “Più come un artista”.  Ho visto Gennaro muoversi divertito e sicuro come una navigata star del cinema, concedere interviste con padronanza assoluta, raccontarsi ogni volta senza gli automatismi e le “confezioni” che tanto temevo all’inizio, per niente smarrito nel ritrovarsi in un ambiente nuovo e insolito per lui. È stata una sorpresa, una delle tante che Gennaro non finirà mai di tirare fuori dal suo cilindro bianco di chef, rivelando il proprio magico cuore. Con buona pace dell’astrologia.